Shopping around

“You should shopping around”.

“Take your time and shop around”.

“Oh yes, I mean, there is no other way: you have to shop around”.

Praticamente me lo stanno ripetendo tutte le altre mamme, modello mantra. E non stiamo parlando di shopping nelle 9 Strade purtroppo (la mia meta fashion qui ad Amsterdam). Da qualche settimana mi sto dedicando ad una nuova modalità di shopping: quello scolastico.

Detto così sembra che stia vagando alla ricerca di cartelle e zainetti, in realtà mi sto cimentando nella scelta della futura scuola di Memi. Tutto bello, tutto fighissimo, se non fosse per il fatto che il sistema scolastico olandese non c’azzecca un piffero con quello italiano e il 99,9% delle informazioni sono ovviamente in Dutch. Che, finchè si tratta di leggerle su qualche sito, posso anche fare la bulla usando Google Translate; ma quando devo andare agli open day per i genitori sono cavoli amari. E’ già la seconda volta che mi trovo a spiare gli appunti sul bloc notes della mamma seduta di fianco a me per cercare di vedere se leggendo magari una parola su cento la capisco. Roba che manco al liceo tiravo così tanto il collo.

Comunque, in quache maniera, ne sto venendo fuori. Fondamentalmente, sto trasformandomi in una figura mitologica che è un mix tra James Bond e un cane da tartufi: mi impiccio dei fatti degli altri per capire dove mandano i figli a scuola e giro per le aule durante gli incontri per i genitori annusando l’aria, andando a vedere se i bagni sono puliti e cercando di trovare indizi nelle facce dei bambini presenti (ecco, oggi sono andata in un istituto dove erano tutti vestiti da cuochi e quindi le espressioni erano quelle da overdose di zuccheri, felici oltre la normale soglia di sopportazione). Nel complesso mi è andata anche bene, ci sono figure mitologiche peggiori, tipo metà uomo e metà testa di c…o come direbbe saggiamente la mia collega A.

Nel complesso, della scuola olandese ho capito (spero) poche cose ma interessanti:

  1. Per scegliere la scuola bisogna davvero fare shopping around, nel senso che si deve andare, vedere, metterci dentro un piede, fare domande al preside e farsi un’idea vedendone almeno una decina. Qui le scuole pubbliche sono gestite come se fossero private, sono delle piccole aziendine che cercano clienti e si vendono mostrando i propri punti di forza: spazi, attività e risultati ottenuti dagli alunni nell’esame finale che decide del loro inserimento alle scuole superiori. The e biscotti alle riunioni sono giusto la ciliegina sulla torta del loro piano di marketing. Quando hai trovato la scuola perfetta, è il momento di iniziare a sgranare il rosario e sperare di essere ammessi. Nell’incertezza, meglio presentare una lista di almeno 6 scuole preferite, giusto per cadere in piedi.
  2. Tutto il mondo è paese, nel senso che le scuole migliori sono fatalità sempre nei quartieri più signorili. Comunità locale di livello socio-culturale alto è sinonimo di scuole super ambite. Dal momento che il secondo criterio di selezione per essere ammessi è la vicinanza (in altri termini, se ti iscrivi alla scuola del quartiere in cui vivi hai più possibilità di essere pescato nella lottery di assegnazione), a noi sembra ci dica pure un discreto culo perchè siamo finiti a vivere per puro caso in un quartiere piuttosto chic e – a detta di tutti – c’è l’imbarazzo della scelta. Della serie, comunque vada sarà un successo.
  3. Chi ha voglia di studiare e ha dei talenti (ognuno il suo) fa strada e viene valorizzato, chi appartiene al team “voglia di fare saltami addosso” ed è una mezza sega in qualche materia… beh, son tutti cavolacci suoi. Mi spiego meglio: i ragazzini che sono delle zappe in matematica, ad esempio, riceveranno il minimo sindacale dei compiti e si concentreranno invece su altre materie per le quali hanno più interesse o predisposizione. Chi invece in matematica è un drago (e meno male che Memi ha un papà e non ha preso solo il mio DNA per questa cosa) farà un sacco di compiti in più per sviluppare a pieno queste sue potenzialità. Non so ancora se questo approccio (che non è tassativo ma è il più in voga al momento) è geniale oppure una minkiata. Propendo più per la prima, ma mi prendo del tempo per le valutazioni: in effetti se mi avessero permesso di non massacrarmi di matematica in cui ero schiappissima ma si fossero accontentati di farmi raggiungere un livello di decenza lasciandomi modo di approfindire le altre materie che mi piacevano di più, forse oggi saprei anche il tedesco e la 4 acche che mi ricordo di matematica sarebbero le stesse. Perchè alla fine mica si può essere bravi in tutto e un po’ di sana selezione naturale aiuta a non ritrovarsi a girarsi i pollici senza un lavoro dopo tanti anni di studio. L’unica cosa certa è che secondo me questo modus operandi cela una non tanto velata necessità di supporto da parte dei genitori che già mi fa venire il sangue al naso: se non è la scuola a spingere chi resta indietro, indovina a chi tocca farlo? Ovviamente ad un’altra celebre figura mitologica, la mater diabolica, un incrocio tra Mary Poppins e la signora Rottermaier nel pieno della sindrome premestruale. La triste verità è che sono obbligata ad imparare l’olandese entro un paio di anni altrimenti già me lo vedo Memi che cerca di coglionarmi per fare il minimo indispensabile.

Devo dire che, nonostante il sistema sia completamente diverso da quello italiano, i miei amici Dutch sono sempre sul pezzo e hanno creato un super sito per i genitori dove – inserendo il tuo codice postale e la data di nascita del pargolo – ti guidano step by step lungo il percorso di selezione ed iscrizione.

iscriversi alla scuola olandeseEcco, noi al momento abbiamo fatto il primo step “start”, che praticamente consiste nel prendere coscienza del fatto che a 4 anni inizia la scuola dell’obbligo, e siamo nel pieno della fase “kiezen” (cercare). Gentilmente il simulatore mi ha già ricordato che questa fase deve finire entro dicembre 2014 perchè poi prima del 10 marzo 2015 devo aver chiuso il capitolo “aanmelden” (iscrizione). Tassativo, punto. Se ti dimentichi questa non è un nostro problema.

Credo che abbiano già scoperto anche loro che non sono brava con i numeri, altrimenti non me le spiego tutte queste cifrette che continuano a saltarmi davanti al naso, queste date che saltano fuori ovunque, tutta questa premura… Sembra quasi sappiamo con chi hanno a che fare! Avesse aperto la pratica il Libero Pensatore probabilmente il suo alert sarebbe stato molto più rilassato, senza tutti ‘sti numeretti, senza i punti esclamativi. Una cosa semplice, tipo “Se le scandenze le segui tu noi siamo sereni. Ciao, fatti pure un munt thee”.

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6 thoughts on “Shopping around

  1. Tutto il mondo è paese insomma: anche in US devi fare shopping around per scegliere la scuola giusta per i tuoi figli e ne devi fare proprio tanto perché altrimenti vieni vista come la scansa-fatiche-culo-di-piombo che non pensa all’istruzione delle proprie creature. la sola differenza è che questo shopping around lo devi fare con pancione perchè qui i nani li iscrivi a scuola prima ancora che facciano capolino nel mondo….
    ps. ho scoperto il tuo blog tramite il post dell’intervista doppia di mammacongelo e ho letto svariati post, anche con un certo interesse personale visto che tra le prossime mete da expat potremmo avere anche Amsterdam ;)

    • Ecco, mi consolo! Anche qui fino all’anno scorso si doveva iscriverli prima di comunicare l’esito del test di gravidanza al padre… pero’ ora hanno cambiato le regole e quindi ci sono date di iscrizione in base al giorno di nascita. Wow, se venite ad Amsterdam, sono a disposizione per supporto psicologico!!!

      • grazie! :) ho visto che hai cercato di cliccare sul link del blog…che peró ha migrato su babyatthecity.org – lí ci trovi! :)

  2. Noi abbiamo abbiamo iscritto la belva..umh…la bimba quando aveva un anno e mezzo, appunto perchè la scuola più vicino a noi è pure una delle più gettonate quindi con una lunga lista di attesa (e la priorità viene data a i fratelli/sorelle di chi è già nella stessa scuola). Quindi ti capisco! Visite, mail, brochure. Che poi può essere pure la scuola più bella del mondo, ma se la maestra non ci azzecca nulla con mia figlia, si riparte da capo!

      • noi siamo a Eindhoven, e la scuola è una Montessoriana. A parte il metodo, che a uno può piacere o meno, ci è piaciuta davvero molto la scuola e a lei pure. Credo cozzi alla perfezione col suo carattere.

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