Ali e radici

Ieri ho definitivamente scoperto che il parco giochi in realtà è un luogo che ha dei lati inquietanti: i bambini ci si divertono, ma i genitori ne escono terrorizzati. Non a tutte le mamme probabilmente fa questo effetto, ma a me ultimamente fa venire un po’ la pelle d’oca (e anche leggeri accenni di giramento di palle).

Ali e radici
Non dirò niente sulle mamme super chic (il fatto che io sembri sempre una che ha rincorso un treno – o che ne è stata travolta – non è colpa loro, anzi sono fonte di stimolo a migliorare il mio look). Non dirò niente sulle tate/baby sitter che al posto di guardare gli gnomi di loro pertinenza chattano-telefonano-fanno i cavoli loro (ci sono volte che ti stufi a stare dietro a tuo figlio, figurati a quello degli altri). Non dirò niente sul gruppo pressoché sterminato di adolescenti che hanno visto bene di scatenare due principi di rissa con tanto di arrivo di pattuglie della polizia proprio di fronte all’ingresso dei giardinetti (ma dico – ragazzi beati – con tutto lo spazio che c’è a Verona proprio davanti al parco giochi dovete menarvi? Capisco che non ve la sentiate di dare il buon esempio alle nuove generazioni, ma nemmeno che uno si ritrovi ad imparare come rifilare un cazzotto mentre viene spinto dalla nonna sull’altalena).
Il vero motivo della mia ansia da parco giochi sono gli adulti che ne varcano la soglia. Davvero, se facessero entrare solo i bambini sarebbe meglio. Perché, circondati da nanetti non più alti di 1m 20cm, alcuni genitori si sentono improvvisamente spavaldi e pieni di super poteri e diventano molesti. Troppo molesti. Vergognosamente molesti.
Esempio fresco fresco di ieri: Memi vuole salire in altalena e ci mettiamo in fila. Siamo lì, ce l’ho in braccio, gli dico con la pace interiore del Buddha:

“Adesso quando gli altri bimbi hanno finito saliamo noi”

Considerando che sono dotata dell’aggressività di un Teletubbies e che sono stata cresciuta da una madre che mi ripeteva a mantra “guardare e non toccare è una cosa da imparare” e un padre che smorzava le nostre intemperanze giovanili con la sola potenza dei numeri (contava fino a 3 ma di solito non ci arrivava perché al 2 già il terrore si era diffuso)… immaginatevi il mio stupore quando le genitrice dei bambini che occupavano due delle 4 altalene mi guarda e mi fa:

“Ah, guardi che io mica lo faccio scendere eh? Siamo appena saliti sa? Vada da quelle altre mamme che sono lì che fanno finta di parlare e non lasciano libere le altalene per gli altri”


Io e il libero pensatore ci guardiamo ma il fumetto mi si legge anche se non parlo. Devo essere davvero un fenomeno della comunicazione se l’ho fatta incazzare senza neppure rivolgerle la parola. Scusa, mamma-sclerata, sono qui che insegno a mio figlio che bisogna avere pazienza e attendere il proprio turno educatamente e tu invece gli fai arrivare il messaggio completamente opposto? Ommmmmmmmmmmmmmmmm

Scene simili anche nelle giornate precedenti: dalla mamma che vieta ad un bimbo di 6 anni di toccare i giochi del figlio (“Sono suoi, vedi? Sono suoi, mica del parco, sono per lui, tu gioca con altro”) al papà – perché la follia post gravidanza colpisce indistintamente entrambi i sessi – che, ripreso in toni molto ma molto calmi da un altro padre perché il figlio del primo ha tirato una pallonata siluro contro il figlio del secondo che era pacifico sull’altalena, risponde “beh, si può anche spostare comunque no?”. Ommmmmmmmmmmm, certo, perché ‘sto nano di 4 anni che dondolava beatamente avrebbe dovuto fare un carpiato e lanciarsi in volo per evitare la bomba che il tuo futuro campioncino ha tirato a casaccio in un parco dove comunque non si potrebbe giocare a calcio no? ‘acci tua!

Su una parete di casa abbiamo scritto con un pennarello un proverbio indiano che ci è sempre piaciuto: BEATO COLUI CHE RIESCE A DARE AI PROPRI FIGLI ALI E RADICI

Dopo giornate come ieri, mi viene da pensare che forse nei parchi le radici non trovano poi un gran terreno in cui attecchire e che forse dovrei imparare a rispondere a tono a certe persone.
Dopo giornate come ieri, spero che nei parchi di Amsterdam non crescano solo tulipani ma anche rapporti umani migliori di questi.

Ps. nel frattempo continueremo ad andare a giocare là comunque. Perché Memi si diverte troppo, e se lo merita. Guardate qui sotto…

Scivolo 1

Scivolo

Scivolo 3

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5 thoughts on “Ali e radici

  1. Rasserenati, non credo che ad Amsterdam rivivrai le stesse situazioni.
    Non abbiamo mai frequentato parchi giochi italiani, pero’ ne abbiamo frequentati tanti in giro per il mondo e non ho mai visto quello che racconti tu.
    Non so negli altri quartieri di Londra, ma nel parco vicino casa nostra certe cose proprio non succedono, pensa che i bambini (compresa mia figlia che ha solo 2 anni e mezzo) fanno la fila, proprio “in line” davanti alle altalene. E i bambini se c’e fila non dondolano mai piu’ di 5 minuti.
    Se non c’e nessuno e’ un altro conto.
    Ma mica perche’ sono degli alieni, e’ perche’ e’ stato insegnato loro a far cosi’.
    Dai genitori ma anche dalle educatrici del nido/asilo/scuola.

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